Doveva andare diversamente, una sensazione condivisa. Un bicchiere di succo di mirtillo ed una birra chiara a tagliare l’afa che appiccicava la pelle. I corpi non si sono incontrati ed un imbarazzo logorroico ha chiuso l’incontro. Una passeggiata tra i vicoli della città vecchia e un gruppo di ventenni intenti a rullarsi una canna. M. aveva un’aria incatenata, parlava di lavoro e per nulla di sé, chissà quante ne aveva conquistate con i modi gentili di un uomo che le donne ha imparato ad amarle ed in cambio gli sono sfuggite via come acqua di fonte. M. saprebbe amarmi, offre la sua pazienza e quel lato frivolo che non ho mai saputo apprezzare in un uomo. M. potrebbe cullarmi e garantirmi stabilità economica. Ha un garbo nel dirmelo che quasi mi spaventa, mi soffoca e mi vorrebbe in un altro luogo. Lui parla, non mi ascolta, non vede il cuore di porcellana e l’anima irrobustita di una vecchia quercia, mi impongo di sognare una notte con lui, di luna e di nuvole, ma null’altro che tenerezza mi suscita l’uomo che ho accanto. Mi parla di danze che dei miei sabbatici movimenti non hanno note, di paesi lontani che nemmeno in altra vita visitammo insieme. Mi prende per mano e mi dice che alla mia età l’amore ha contorni cerebrali e non sa che farsene di fughe oblique in cerca di argini naturali.
Reso pubblico da: Almanocturna alle 15:50 in libere associazioni di:
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